Blocchiamo l’espansione dell’Aeroporto – assemblea pubblica

VOLARE MENO, VIVERE MEGLIO!

✈️ Proposta per una campagna di azione per bloccare la crescita dell’Aeroporto Marconi 📉

*Il testo che condividiamo vuole essere una traccia per una discussione cittadina, pubblica ed aperta contro la crescita dannosa e senza controllo dell’aeroporto Marconi, alla quale invitiamo tutt@ i/le cittadin@, i comitati ed i movimenti urbani attivi nei conflitti ambientali e nelle lotte per il diritto alla città*

La città è comune, la città non è una piattaforma.
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Nel dicembre 2019 è stato superato il traguardo dei 9 milioni di passeggeri annui sull’aeroporto di Bologna G. Marconi, dato in crescita del 9% rispetto all’anno precedente e in costante aumento dal 2009, anno in cui è stato firmato l’accordo con Ryanair per ampliare le rotte tramite le quali sempre più passeggeri giungono in città (ad oggi si stimano più di 314 voli a settimana).
In questi ultimi dieci anni, fortemente segnati dalla crisi che ha ristrutturato l’economia, il territorio metropolitano ha subito profondi cambiamenti, determinati dall’azione trasformatrice dei mercati, ma anche dalle scelte politiche delle amministrazioni che hanno governato la città.

C’è stato dunque il rilancio di una nuova immagine di Bologna come città da visitare e da gustare, una città che diventa esperienza di consumo nella FoodValley. L’esplosione dell’economia turistica si è sommata alle nuove forme di economia estrattivista, la cosiddetta sharing economy o economia di piattaforma. Dietro la retorica della condivisione, del lavoretto, della imprenditorializzazione di se stessi si celano nuove forme di precarizzazione (economica, sociale, abitativa) per chi abita e vive la città. La falsa circolarità e orizzontalità delle piattaforma sono in realtà dispositivi di innesco per nuove divisioni sociali che il capitale genera all’interno degli spazi urbani, dove la precarizzazione del quotidiano induce a mettere a valore parte della propria vita, autoalimentando un sistema tossico che genera un circolo vizioso di sfruttamento, esclusione ed espulsione per alcuni, accumulo di ricchezze e riproduzione di patrimoni per altri.

Questi processi non si verificano solo a Bologna: molte altre città del mondo (San Francisco, Barcellona, Amsterdam, Venezia, Firenze, ma anche piccoli borghi della provincia italiana) stanno subendo in modo analogo le conseguenze dell’aggressione tentacolare della piovra estrattivista delle piattaforme. In questo modo la città da risorsa comune diventa proprietà privata, consumata e trasformata dai flussi di capitale valorizzati nei consumi brevi.

Ma a chi finiscono tutte le ricchezze prodotte dalla valorizzazione breve del territorio?

L’espansione dell’aeroporto e l’investimento di capitali sul progetto di ridefinizione della città ha consentito l’affermarsi di oligarchie che operano nel contesto della food gentrification, rappresentate nel quartiere Pilastro da Eataly e nell’aeroporto da Autogrill (di proprietà Benetton); oligarchie che si estendono anche nel campo immobiliare, con le holding che usano le piattaforme come Airbnb e Booking.com per accumulare ulteriori dividendi, a scapito di una parte della città che viene espulsa dal tessuto urbano e che è esclusa da qualsiasi beneficio derivante dalla crescita di queste economie; oligarchie che agiscono inoltre anche sulla gestione dello stesso Aeroporto: il 38% delle quote azionarie di AdB è detenuto dalla Camera di Commercio di Bologna, il 29% da Atlantia (gruppo Benetton), che ha anche in gestione gli aeroporti di Fiumicino e Ciampino, nonché diverse infrastrutture autostradali ed aeroportuali in tutto il mondo.

Nel contesto della fase storico-economica attuale, il cambiamento dell’economia cittadina ha contribuito all’affermarsi di sistemi di sfruttamento di lavoro gigizzato, contestualmente ad un processo di commercializzazione del tessuto urbano. La turistificazione della città porta non solo un innalzamento del costo della vita, ma anche una settorializzazione di servizi che nascono specificamente per un determinato gruppo di utenti. Basti pensare alle reti che collegano l’Aeroporto Marconi (prezzo del biglietto: 6 € per il bus, 8,70 € per il Marconi Express, il people mover) e FICO (5 €). A fornire questi servizi è Tper, una compagnia pubblica: ancora una volta a pagare il prezzo di queste trasformazioni è la collettività di chi vive quotidianamente lo spazio urbano.

La fiscalità generale ha finanziato in molti modi la rendita privata sulla risorsa comune.

Tali trasformazioni sono palesi nel centro cittadino: si pensi ai processi di riqualificazione-gentrificazione che stanno avvenendo in Pratello, o che sono già avvenuti in zona universitaria, ribattezzata zona U, come nel trittico via Rizzoli-Bassi-Indipendenza, ribattezzato zona T. Il cambiamento del nome è associato ad una nuova immagine di una parte di città-vetrina a completa disposizione del turismo che, in questo caso, comporta l’espulsione di fasce reddituali più deboli e di componenti sociali indesiderate, cioè quelle che portano meno reddito rispetto ad altre.

L’emergenza abitativa è un processo che a Bologna ha visto prima l’espulsione di fasce reddituali più basse, e negli ultimi anni degli studenti universitari, a causa dell’aumento dei prezzi di affitto e della diminuzione di alloggi disponibili per locazioni di durata medio-lunga, non solo nel centro storico ma addirittura fino alla prima cintura periferica.

Uscendo dal centro storico, vediamo invece una netta differenziazione di classe lungo l’asse nord-sud della città. Nella periferia settentrionale abitano prevalentemente nuclei familiari a reddito inferiore rispetto alla periferia meridionale, ovvero i colli. Quartieri come San Donato e Pilastro subiscono quotidianamente l’inquinamento atmosferico, che sarà destinato ad aumentare con la realizzazione del Passante di mezzo, mentre a Borgo Panigale, Pescarola, Birra sono assordati dal continuo frastuono causato dal flusso di aeroplani in decollo e in atterraggio.

Ne consegue che la qualità e l‘aspettativa di vita sono più basse in determinate zone della città, denotando un differente diritto alla salute a seconda delle proprie capacità reddituali. E la continua ossessione per le grandi opere delle amministrazioni locali danneggerà sempre più la salute di chi abita queste periferie, oggi con l’ampliamento della tangenziale (il Passante di Mezzo), domani con l’ampliamento dell’aeroporto Marconi.

In questo contesto, l’amministrazione si fa vanto della rinascita della città, come già dichiarato a più riprese durante l’istruttoria pubblica sull’emergenza abitativa in città richiesta da Pensare Urbano che si è tenuta tra il 20 e il 21 settembre 2019; in tal modo abbiamo una chiara e lampante rivendicazione di tutto il lavoro di devastazione urbana che è già stato compiuto sul territorio, e di quello che deve ancora venire. C’è da aggiungere anche che ciò che è stato negato negli ultimi anni non è soltanto un semplice diritto all’abitare, ma un più complessivo diritto alla città.

Dai Prati di Caprara, alle caserme Masini, Sani e Mazzoni, l’amministrazione comunale ha approvato un POC (Piano Operativo Comunale) che in accordo con Invimit e Cassa Depositi e Prestiti sottrae alla collettività enormi spazi svenduti dal Demanio che avevano creato – o potrebbero creare – socialità, comunità, rete, in opposizione alla speculazione immobiliare, alla cementificazione, all’estrazione di capitale alla quale sono destinati. La politica cittadina e la pianificazione urbana sono lentamente diventate appannaggio dei grandi investitori e delle nuove economie a discapito dei cittadini e del loro diritto alla città.

L’aeroporto è quindi il nostro obiettivo, il Leviatano che contribuisce ad alimentare la macchina estrattivista, l’innesco che, se acceso con lungimiranza, può fungere da detonatore per una stagione di lotte collettive e rivendicazioni sociali.

Bologna sta diventando una città-piattaforma con ciclo di valorizzazione breve, e noi dobbiamo confliggere territorio per territorio contro questo attacco capitalistico.

Considerando anche il contesto storico/geologico in cui ci troviamo attualmente, il riscaldamento globale sta raggiungendo livelli prossimi all’irreversibilità, e quello che tutti noi possiamo fare oggi è non limitare semplicemente questo cambiamento climatico ma porre le basi per strutturare un vero e proprio cambiamento di sistema.

L’aeroporto Marconi è come l’albero motore di un meccanismo capitalista-estrattivista che, a livello planetario, sta portando all’autodistruzione della nostra specie, e non solo.

*Assemblea cittadina giovedì 19 marzo ore 20 a Làbas in Vicolo Bolognetti 2*

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